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Intervista all’Orto Blu

In questo numero abbiamo voluto sentire il parere diretto di alcuni protagonisti-soci di Casa Blu rispetto ad alcuni Laboratori della nostra associazione. Eccovi le nostre domande,

“all’Orto Blu” e… a seguire le risposte degli intervistati: Luca un socio e Loredana, la volontaria responsabile delle attività.

Domande:

1. Cosa stai imparando da questo laboratorio in modo particolare?

       Luca: La pazienza e anche l’umiltà.

Loredana: Da volontaria, lo stare bene insieme ai soci, e anche la tolleranza e la collaborazione.

2. Avevi già esperienza di come coltivare un orto o era la prima volta?

Luca: Avevo già coltivato, ma su questo orto ho visto delle tecniche nuove.

Loredana: Una volta avevo un grande giardino, ed avevo riservato una parte a orto e frutteto, per insegnare ad amare la terra a mio nipote.

3.Cosa ti piace di più o di meno di questo laboratorio, e come eventualmente lo miglioreresti?

Luca: Se fosse più grande pianterei piante da frutto.

Loredana: È bello, è utile. Però mi piacerebbe uno spazio più grande per sperimentare nuove colture; e mi piacerebbe trasmettere la mia passione per il verde a più soci.

4.Le verdure sono coltivate in modo biologico?

Luca: Sì.

Loredana: Sì, e anche Plastic free.

5.Ci sono tipi particolari di verdure o altro?

Luca: Peperoni, erba cipollina; poi pomodori e insalata.

Loredana: No, lo spazio è ridotto e facciamo le colture tradizionali: peperoni, pomodori ecc. L’anno scorso,

nel giardino degli aromi, oltre al rosmarino, all’origano e alla maggiorana, avevano piantato una salvia dai fiori rossi, le cui foglie sapevano da ananas; e poi il basilico greco.

6.Qual è l’influenza delle stagioni sull’ attività dell’orto?

       Luca: È fondamentale, perché se piove troppo diventa impraticabile.

Loredana: Sono molto importanti. Il tempo è fondamentale.

7.I prodotti a chi vanno?

Luca: Ai soci, all’associazione, io credo.

 Loredana: Giustamente agli ortolani lavoratori. Solo quando c’è una grande produzione regaliamo alle altre persone.

A cura di Giambruno B.

CHE COSA SIGNIFICA PER ME INCONTRARE E DIALOGARE

Per me questo è un argomento importante.
Io da molto tempo ritengo di avere acquisito una maggiore lucidità mentale, forse la maturità e le prove della vita mi hanno fatto capire chi sono io e mi sembra di percepire meglio le persone rispetto il passato. Certo sono ancora ingenuo spesso.
Quando incontro una persona, cerco di instaurare un dialogo stretto e questo mi fa superare i confini, ma  mi piace essere vero e autentico. Ognuno si dice unico e speciale. Mi considero una persona seria, ma mi piace ridere, anche se so sono permaloso, pieno di paure, cerco di  usare bene il cervello, ma spesso non arrivo subito ad intuire.
Quando ho di fronte qualcuno guardo oltre l’aspetto, l’abbigliamento,  la cura personale e cerco di capire l’ educazione,  andando più in là anche la condizione psicologica.
Per quanto mi riguarda

anche l’opinione religiosa per me è importante e noto che purtroppo siamo rimasti in pochi attaccati alla fede legata al Cristianesimo e a capire cosa veramente vuol dire.


La cultura scolastica la ritengo relativa ci sono laureati in realtà inetti.
Il benessere economico è anche quello relativo: inutile essere ricco se poi sei senza cuore, privo della capacità di percepire la disperazione che c è nel mondo e quindi non fare niente per tentare almeno di alleviarla. Nell’incontro con l’altro Il senso di umanità per me è fondamentale al contrario, purtroppo vedo troppe persone vuote e insensibili; ho la vaga impressione vadano aumentando. Noto un’indifferenza sconvolgente.

Concludo con una riflessione: come si può vivere veramente

se non hai il cuore in mano, non comprendi che anche il perdono è sempre importante per star bene con noi stessi e con gli altri, se non ti fermi ad aiutare in qualche maniera le persone in difficoltà?

Quindi, per me, un incontro e un dialogo vero potrà esserci solo se ci si abitua a guardarsi negli occhi per esprimere i propri sentimenti che devono essere mossi da Amore e compassione.
Che la gente capisca che niente ci è dovuto, che non scegliamo dove nascere e tutto in realtà è donato dall’immenso amore del Creatore.

Fabrizio R.

Una buona azione

Il caso che vi sto per raccontare ha dell’incredibile, per quanti ostacoli  ci si mettono davanti a causa della cattiveria che hanno alcune persone. Comincio col dirvi che conosco Filippo, un’ospite in una casa di riposo e tramite lui ho conosciuto Paola, una sua amica anche lei ospite nella stessa casa di riposo. Lei purtroppo era in carrozzina. Dopo essere entrato in confidenza, Paola mi raccontò che non molti anni fa, gli è venuta una malattia che si chiama Mielite.

La Mielite è una malattia che nasce nel sistema nervoso della spina dorsale, e che ha reso Paola paralizzata dal collo in giù e a quell’epoca rimedi non c’erano, ma oggi qualcosina c’è, anche perché Paola d’impulso muoveva la mano sinistra e anche la destra molto lievemente quindi qualche speranza secondo me, poteva esserci.

Così fatte le mie ricerche, tentai di parlarne con la figlia, purtroppo mi accorsi della sua indifferenza  sull’argomento ed anche della coordinatrice della casa di riposo, mentre per me poteva valere la pena di tentare con l’aiuto di uno o più medici. Paola aveva un medico che non la curava per niente, nonostante i problemi di pancia che sommati ad altri problemi di salute, ne peggiorarono lo stato di salute. Io non potevo 

neanche andare a far visita né alla mia amica Paola né al  mio amico Filippo a causa del Covid.

Paola fu ricoverata più volte in ospedale di cui l’ultimo ricovero, morì di Covid: non meritava tutto questo, in più aggiungo, lei morì, senza persone che le volessero veramente bene, quindi è come fosse morta da sola. Quando mi hanno riferito della sua morte mi è dispiaciuto molto, per me era una mia cara amica e ancora oggi non posso rischiare di far visita a Filippo, l’unico amico che conosco in quella casa di riposo, ciò mi rammarica molto per non essere riuscito a far di più per Paola.

Penso a quanta cattiveria da parte dei potenti, così distruttiva e diffusa, riesce ad impedire di fare delle buone azioni per il prossimo, a quei pochi che vorrebbero farle. Ormai la bontà non è più di moda, rimangono violenza, arroganza e indifferenza che anch’essa uccide, nel vero senso della parola. Quindi Paola è morta non solo di Covid, ma anche di indifferenza, perché così facendo si è escluso la possibilità a Paola, non solo che potesse vivere, ma anche che potesse avere una vita normale e felice.

Andreas M.

Perché Faccio Il Giornale di  “Casa Blu”?

Il perché sono entrata a far parte della redazione di “Blu News” è molto semplice adoro mettermi alla prova in tutti i sensi: sono una guerriera.

Ma soprattutto per reimparare quello che purtroppo ho perso, dopo l’intervento che ho fatto nel 2010, ovvero la memoria di quello che ero: un tecnico informatico.

Ero molto brava nell’uso del computer e adesso con qualche aiuto da parte di Andreas, il nostro capo redattore tecnico, che mi segue in alcune cose, molto di quello che sapevo mi sta tornando alla memoria e fidatevi di me non è una cosa di poco conto.

Grazie Andreas e Laura.

Buona Estate

Emily I.

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